Quali sono i corsi di laurea preferiti dalle matricole italiane?

Quali sono i corsi di laurea preferiti dalle matricole italiane?
La sede dell’Università di Bologna

In Italia esistono 2443 corsi di laurea, distribuiti in almeno 16 ambiti di specializzazione. Non tutti, però, hanno lo stesso appeal sulle matricole, ovvero gli iscritti al primo anno di un corso universitario, triennale o magistrale.

Se, almeno una volta, vi è venuta la curiosità di conoscere i gusti accademici dei vostri colleghi e connazionali, questo articolo può fare al caso vostro.

Ecco una disamina dei dati sulle facoltà preferite dai neo-studenti universitari dello Stivale.

Le 4 facoltà più ambite

Stando ai dati messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione, la laurea più gettonata dell’anno accademico 2018-19 è economia, con 46 mila immatricolazioni. Seguono ingegneria, con 38 mila, le cosiddette facoltà scientifiche – raccolte in una singola categoria – con 34 mila e quelle dell’ambito medico e socio-sanitario con 32 mila: per quest’ultime è necessario sottolineare che i numeri sono limitati dalle quote fisse imposte a livello nazionale.

Omologazione alle richieste del mercato del lavoro

Il trend – consolidato da tempo – delinea una generale omologazione delle preferenze degli studenti alle richieste del mercato del lavoro: secondo i dati di AlmaLaurea, le 4 facoltà più ambite sono anche quelle che, a 5 anni dalla conclusione degli studi, consentono l’accesso ad un numero maggiore di opportunità lavorative e a retribuzioni più elevate.

A ulteriore riprova di questo allineamento, indirizzi come Giurisprudenza e Architettura – sempre più inefficaci nel garantire tassi di impiego e stipendi medi altrettanto importanti – hanno registrato un calo vertiginoso delle iscrizioni negli ultimi dieci anni. Rispetto all’anno accademico 2010-11, Giurisprudenza ha visto diminuire del 35% le immatricolazioni, scendendo dal terzo al settimo posto nella classifica delle facoltà più popolari. Addirittura dimezzate (-50%), nello stesso arco temporale, le matricole di Architettura, retrocessa dalla settima all’undicesima posizione. In discesa, seppur meno ripida (-8%), anche Psicologia.

Da segnalare, di contro, il boom di informatica, che, pur rimanendo fanalino di coda nella graduatoria delle facoltà preferite dalle matricole italiane, nell’ultimo decennio ha visto aumentare del 70% le immatricolazioni.

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I dati su retribuzione e tasso di impiego

Ma cosa dicono i numeri sui tassi di impiego e sulle retribuzioni medie garantite da ciascun indirizzo?

Pur dovendo specificare che le rilevazioni di Ministero dell’Istruzione ed AlmaLaurea sul tasso di occupazione dei laureati a 5 anni dal titolo non combaciano perfettamente, un dato evidente è che le prime 4 posizioni di entrambe le graduatorie sono popolate dalle stesse facoltà. Per AlmaLaurea, il primo posto è saldamente nelle mani di ingegneria (93,2%), seguono – distanziate da pochi decimali – economia (89.6%), medicina (89.3%) e le facoltà scientifiche (89%).

In coda, Lettere (penultima) e Giurisprudenza (ultima), che presentano percentuali di disoccupazione rispettivamente del 24,8%% e del 22,5%.

Simili, ma non identici, i dati sulla retribuzione media. Anche in questo caso, nettamente prima ingegneria, che assicura uno stipendio di 1762 euro netti al mese. Completano il podio le facoltà scientifiche (1675 euro), che balzano al secondo posto, e quelle del settore chimico farmaceutico (1595 euro), new entries al terzo. Quarta posizione per le lauree economico-statistiche, con 1580 euro; quinta per quelle di ambito medico, con 1503.

Chiudono la classifica le lauree letterarie – terzultime a 1240 euro di media –, quelle che danno accesso all’insegnamento – 1161 euro – e, infine, psicologia, con 1090 euro (distanziata di quasi 700 euro dal vertice).

Iscrizioni in crescita

Nell’ultimo anno accademico, l’università italiana ha registrato una generale crescita dell’1% nel tasso di immatricolazioni: i nuovi iscritti sono, per la maggior parte, donne. La percentuale lievita al 7% se si prende come riferimento il periodo 1998-2020.

Attualmente, la popolazione universitaria italiana ha raggiunto le 298 mila unità: le ragazze sono, al momento, quasi 20 mila in più dei ragazzi, dati coerenti con la tendenza registrata nell’ultimo ventennio.

Sicuramente una buona notizia per un paese che, stando dati Eurostat, nel 2019 si è confermato penultimo nell’Eurozona per numero di laureati: solo il 27,6% degli italiani tra i 30 e 34 anni ha messo la corona d’alloro in testa, contro una media UE del 40,3%. Peggio ha fatto soltanto la Romania, con il 25,8%.

Gli atenei che possono vantare il maggior numero di ingressi sono La Sapienza di Roma – prima con distacco, con oltre 16 mila matricole –, l’Università di Bologna, la Federico II di Napoli e l’Università di Torino: tutte e tre attestatesi circa a quota 13 mila. Al quinto posto, l’Università Statale di Milano, ma è importante considerare che il capoluogo lombardo raccoglie diversi altri atenei molto numerosi.

Infine, da sottolineare la recente esplosione delle università telematiche: tra il 2010 ed il 2019, ad esempio, la Napoli Pegaso – unico ateneo virtuale inserito nella top-20 nazionale – ha incrementato gli immatricolati del 547%, passando da 897 a 5807. In crescita, nello stesso arco temporale, anche altre università telematiche in vista, come Novedrate e-Campus (+40% di neoiscritti) e Roma Unicusano (+13%).


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